Garanzie teoriche, rischi concreti: l'Aifa e l'Ru486

La famiglia è il nucleo primario della società. Quali i problemi, i conflitti, le aspettative, le evoluzioni di questo atavico microaggregato sociale?

Garanzie teoriche, rischi concreti: l'Aifa e l'Ru486

Messaggioda rossastefi » mar 20 ott , 2009 13:35

Il giornalista Pier Luigi Fornari scrive su Avvenire :
Adempimenti «espletati», assicura l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dando l’ok alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale della «determina» per l’immissione in commercio della pillola abortiva Ru486. Pubblicazione che avverrà da qui ad un mese, quindi entro il 19 novembre. E da quel momento la pillola potrà essere utilizzata negli ospedali. Ma la «determina», si riferisce in un comunicato, «rimanda a Stato e regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all’interno del servizio ospedaliero pubblico». Una formulazione che in realtà non fornisce precise garanzie, anche per evitare un pericoloso "fai da te" delle regioni in una materia tanto rischiosa quanto quella della pratica dell’aborto farmacologico.

Ma il giornalista Francesco Ognibene ci mette in guardia:
Se si prende alla lettera quel che l’Agenzia del farmaco (Aifa) detta nei suoi comunicati sul sempre più imminente ingresso ufficiale della Ru486 negli ospedali italiani – e sono parole impegnative – sembra non esserci nulla da temere. Ancora ieri, mentre confermava che per il completamento dell’iter burocratico manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale tra un mese, l’organismo tecnico cui spetta il via libera confermava che «sono state disposte restrizioni importanti», e che non c’è alcun rischio né di «banalizzazione dell’aborto» né di «impiego come metodo contraccettivo».(….)
Tutti siamo infatti consapevoli che l’aborto con la pillola compiuto a domicilio, nella solitudine della toilette di casa, dell’ufficio o di un treno, oltre che un rischio è una vergogna non degna di un Paese che ha rispetto per le donne. Purtroppo però le garanzie promesse dall’Aifa sembrano declamate per restare sulla carta: parlare di «restrizioni importanti» senza dettarle con meticolosa precisione – parliamo di un abortivo, non di un colluttorio – fa pensare che si dica una cosa pensandone un’altra. Quale altra? Quello che poi si spiega nel comunicato di ieri quando si demandano alle Regioni «le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco».

Che è come dire che ognuno si arrangia da sé, in una sorta di federalismo abortivo che contraddice pesantemente le garanzie sbandierate a piena voce. Le dichiarazioni di principio dicono una cosa, mentre si sa bene che la realtà ne dirà un’altra, e in parte la sta già dicendo: è vero o no che una Regione – l’Emilia Romagna, con i suoi ispiratori politici – ha già fatto cadere ogni velo di ipocrisia varando un protocollo che prevede l’aborto chimico in day hospital? Non si sa bene quali «restrizioni importanti» riscontri l’Aifa in una simile procedura, a loro ben nota (l’assessore regionale è membro del Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia dal quale escono gli ispiratissimi comunicati). (…)


Invece io vi ricordo che sono moltissimi gli "incidenti" legati alla Ru486 segnalati dalle varie autorità sanitarie internazionali(emorragie, infezioni, eventi trombotici). I dati più allarmanti sono però quelli relativi al decesso delle donne che l'hanno assunta. A oggi sono 29 quelle morte dopo aver assunto Ru486: sono decedute, in larga parte, a causa dell'infezione da batterio Clostridium Sordellii: un batterio che non causa febbre, e perciò è difficilmente individuabile. Il dato, d'altronde, è stato confermato nel 2005 dall'autorevole rivista New England Medical Journal: l'aborto chimico provoca una mortalità dieci volte maggiore di quello chirurgico. Lo stesso dato peraltro è stato riportato dall'Aifa nel bollettino pubblicato l'anno scorso sul farmaco.
Tiriamo le conclusioni, ragazzi. Stanno portando le donne italiane e i loro bambini al macello!
Dio e’ la speranza del forte, e non la scusa del vile (Plutarco)
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