Periscopio



ELEZIONI EUROPEE DI VALENZA POLITICA




Elezioni Europee 6-7 giugno 2009

Il 6 e 7 giugno prossimi ritorneremo alle urne, per rinnovare la rappresentanza popolare al Consiglio d’Europa. E’ trascorso poco più di un anno da aprile 2008, allorché abbiamo votato per rinnovare le Camere a seguito della prematura conclusione del governo Prodi, dopo appena due anni dal suo insediamento a Palazzo Chigi. In quel recente appuntamento elettorale gli italiani hanno suffragato a larghissima maggioranza la coalizione di centrodestra, determinando il ritorno al timone del nostro Paese del suo leader Silvio Berlusconi. Le prossime imminenti elezioni europee assumono allora sempre più la valenza di un importantissimo test elettorale interno, di verifica della formula politica che guida attualmente l’Italia.

Solo qualche mese fa la destra italiana che conta, ha celebrato a Roma uno storico congresso di rifondazione, confluendo definitivamente nel nuovo soggetto politico unitario “Popolo della Libertà”. Questo importante accorpamento di formazioni ideologiche similari, avvenuto in un momento in cui soffia fortissimo in Italia un vento riformista di ricostruzione dello Stato moderno, di matrice liberale-liberista e di centrodestra, costituirà una perdurante ipoteca in termini politici positivi sulle prossime vicende italiane, dal momento che già in fase congressuale tutti i sondaggi di opinione condotti da vari istituti demoscopici, rilevavano l’alto indice di gradimento dell’elettorato italiano per detta operazione di esemplificazione del panorama politico-partitico del nostro Paese, tributando al neonato Popolo della Libertà un’approvazione statistica altissima, intorno al 45-46% del consenso.


 Il leader del PdL, on. Silvio Berlusconi

La nascita del Popolo della Libertà è in ordine di tempo l’ultima geniale intuizione del Presidente Silvio Berlusconi, resa favorevolmente operativa già nel corso delle elezioni politiche di aprile 2008 e divenuta definitiva in marzo scorso, con lo scioglimento di Forza Italia, Alleanza Nazionale e delle altre formazioni minori confluite nella costituzione del nuovo grande partito del centrodestra Italiano.

Il simbolo del nuovo soggetto politico del centrodestra italiano

La novità si accompagna ad una felicissima ed efficace attività di governo – riferibile anche all’introduzione nei dicasteri chiave di ottimi e preparati giovani ministri, con larga rappresentanza femminile – la cui determinante azione per l’ammodernamento dello Stato, la moralizzazione del settore pubblico e la rimozione di ogni pastoia burocratica di freno allo sviluppo economico ed all’intrapresa privata, sta suscitando notevole approvazione ed entusiasmo da parte del corpo elettorale italiano.

L’ attività riformista perseguita dall’esecutivo nazionale si scontra con una opposizione di sinistra improduttiva per gli interessi reali del Paese ed elettoralmente sterile, non solo alle ultime politiche del 2008 ma più recentemente anche in alcune importanti competizioni regionali (Abruzzo – Sardegna). Detta opposizione, ridotta a numeri parlamentari ininfluenti ai fini dell’attività decisionale delle Camere, è ormai ampiamente priva di slancio propulsivo, di idee costruttive, di seria progettualità politica; restando velleitariamente arroccata su controproducenti posizioni prevaricatrici di delegittimazione dell’esecutivo di governo, anche attraverso il frequente ricorso a campagne scandalistiche, denigratorie della persona del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel vano tentativo di delegittimarne il vasto consenso popolare di cui è detentore. Attualissimo esempio ci è fornito dal caso “Letizia”, nel quale la sinistra ha volutamente malamente rimestato nel torbido, attribuendo al Presidente del Consiglio colpe infamanti, incurante di infangare così le istituzioni nazionali, anche nell’ottica internazionale.

Dario Franceschini leader dell'opposizione di sinistra

Il Partito Democratico di Franceschini è allo sbando, privo di lucidità, dilaniato da iperboliche risse intestine di potere. Schiacciato dalle contraddizioni ideologiche di chi si autodefinisce “democratico” ed utilizza metodi di lotta politica da scontro diretto, degni del peggiore stalinismo, gravato dal peso di una progressiva disaffezione del proprio elettorato storico. La classe operaia del nostro Paese è infatti sempre più incline ad abbandonare le consolidate simpatie per i partiti di sinistra e ad abbracciare programmi, candidature ed ideali del Popolo della Libertà, nella certezza che le formazioni politiche di origine marxista non possano pianificare e sviluppare efficaci strategie nazionali di crescita socio-economica e di ripresa produttiva. Si va finalmente comprendendo che mondo del lavoro ed imprenditoria non costituiscono comparti antitetici, bensì rappresentano un interesse comune che deve essere reciprocamente condiviso ed articolato in termini solidali sostenibili, in quanto non vi può essere lavoro senza imprenditoria, né imprenditoria senza maestranze del lavoro.

Le urne del 6 e 7 giugno costituiranno pertanto una importantissima verifica, non soltanto per rinnovare il parlamento europeo – in una fase in cui gli ideali europeistici segnano un po’ il passo schiacciati dalle incertezze della crisi economica planetaria – ma anche e soprattutto per avere conferma del gradimento popolare della nostra attuale formula politica interna, e per fare arrivare all’opposizione di sinistra un forte richiamo, chiaro ed inequivocabile, ad abbassare i toni del confronto politico, rendendoli più urbani e rispettosi della dignità della persona umana, nonché delle Istituzioni democratiche e repubblicane. Invitando Franceschini e compagni a perseguire gli interessi reali del Paese e della collettività nazionale, piuttosto che quelli del partito.

Il 6 e 7 giugno andiamo a votare. Deve essere per tutti noi un imperativo di democrazia e partecipazione!


Testo di Francesco Chieppa
Foto di archivio






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