Periscopio



Un avvocato imprenditore del sud deluso, scrive:


Il Sud recuperi anzitutto i suoi cervelli!




Foto d'epoca: emigranti in partenza dal Sud verso il miraggio Nord.

Che rabbia! Sono trascorsi diversi decenni ma la condizione economico-organizzativa del Sud non accenna a migliorare, anzi è peggiorata nettamente e registra un continuo arretramento di posizione nel panorama nazionale. Ci esprimiamo soltanto a livello individuale, continuiamo a frammentarci in piccole imprese incapaci di affrontare il mercato con la dovuta energia e dimensione, pur dominati da comuni esigenze che restano insoddisfatte. Tante imprese del sud affrontano il mercato con scarse capacità e mezzi economici insufficienti che portano a realizzare comportamenti discontinui, poco efficaci a consentire un risultato costante. Non riusciamo ad aggregarci, a fare sistema, esprimiamo ancora un infantilismo strutturale, una diffidenza atavica e non ci accorgiamo che l'individualismo costituisce la causa prima del nostro mancato sviluppo.

Regioni più evolute, da molti anni, hanno costituito figure giuridiche collettive (cooperative che operano sul mercato, consorzi) che hanno la capacità di diffondere con assillante continuità i loro messaggi pubblicitari su reti televisive e altri mezzi di comunicazione. Registriamo con amarezza e sconforto che negli ultimi dieci anni ben settecentomila nostri giovani ben preparati ed intraprendenti hanno affrontato la via dell'emigrazione nell'Italia del Nord e tanti anche all'estero in nazioni lontane dove hanno dimostrato la loro capacità, la cultura, la possibilità di inserimento in un tessuto economico più evoluto ed avanzato. Ma, ad un più attento esame, il fenomeno presenta alcune caratteristiche non esaltanti. Salvo rare eccezioni, questi nostri ragazzi, pur maturando nuove esperienze, conservano la loro individualità, costituiscono tasselli più o meno grandi di un circuito economico che li assorbe, li schiavizza.


Le imprese del Sud peccano di competitività a causa di una obsoleta mentalità individualista.

Raccontava un giovane molto capace che vive a Milano, ma lavora in diverse nazioni del mondo che, tornato a casa a fine settimana stanco del lavoro e dei lunghi viaggi, gli capita di addormentarsi vestito e ancora con le scarpe. Va anche rivista la convinzione che questi giovani realizzano una condizione economica esaltante; le spese al Nord e all'estero in particolare sono elevate. Spesso lavorano per pagare le spese. E' capitato di incontrarli in abitazioni piuttosto piccole gravate da canoni elevati, in case di proprietà gravate da mutui esorbitanti. Però l'orgoglio e la soddisfazione finalmente di avercela fatta ed una genetica condizione individuale non danno loro il coraggio di tornare nel Sud per vivere in proprio il risultato della loro evoluzione, aggregandosi in una dimensione di sistema, per mettere a frutto la loro esperienza, la cultura conseguita e creare imprese che si affaccino con matura capacità sul mercato globalizzato.

L'agricoltura è una delle principali risorse del Sud, penalizzata dall'assenza di efficienti strutture cooperativistiche.

I moderni Ulisse non veleggiano verso Itaca, pur avendo navigato in mare aperto; ritengono di non poter navigare nei "fiordi" del Sud, sorretti dalle esperienze raggiunte e dalla condizione di spiriti liberi. E allora, altro che scudo fiscale, altro che rientro di capitali e di patrimoni illegali bisogna, con apposite disposizioni legislative, favorire il rientro al Sud del nostro patrimonio intellettuale. La politica deve prefiggersi anche lo scopo del ritorno in Patria degli spiriti migliori, poichè possono clonare il processo produttivo appreso nei lunghi anni di esperienza, visualizzare le nostre attività produttive nel mondo, avviare un autosviluppo delle nostre sopite capacità. Rimane perciò la rabbia, la delusione, la persistenza di uno stato di impotenza, la convinzione che forse non c'è nulla da fare.

Ci vorrebbe senz'altro un Barak Obama anche per il Mezzogiorno d'Italia, ma con un messaggio diverso che va oltre quanto detto agli afro-americani: "Il destino è nelle vostre mani. Avete raggiunto un livello culturale più evoluto; siete diventati scienziati, ingegneri, dottori ..... mettete a frutto le vostre esperienze, le vostre capacità, tornate nei vostri territori e date una svolta all'amato Sud". E ai giovani va lanciato il messaggio: "Non chiedete allo Stato solo più protezione, chiedete anche o soprattutto più libertà economica. Non puntate al potere a tutti i costi, ma al profitto guadagnato onestamente. Non sognate il posto pubblico, ma affrontate il rischio dell'iniziativa privata. Non implorate soldi pubblici, ma sgravi fiscali. Non pensate che la politica sia la soluzione dei problemi, anzi spesso e volentieri la politica si trasforma nell'origine delle questioni meridionali" (cfr. Giuseppe De Tommaso, Gazzetta del Mezzogiorno del 19.7.2009).


Testo di Avv. Giovanni Sinesi - imprenditore
Foto di archivio






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